E se la tua ansia fosse semplicemente un meccanismo di sopravvivenza?
- 18 ago 2025
- Tempo di lettura: 3 min
Aggiornamento: 7 ore fa
Di Jacqueline I. Topakian GENEVA HOLISTIC

Perché un semplice messaggio senza risposta può provocare ansia? Perché una critica ci ferisce così profondamente? Perché ci ritroviamo sempre nelle stesse relazioni, che iniziano con speranza ma finiscono per farci soffrire? E perché è così difficile rilassarsi, anche quando finalmente tutto sembra andare bene?
Per molti di noi, la risposta non si trova nel presente. Spesso affonda le sue radici nell’infanzia.
Fin dai primi anni di vita, il nostro cervello e il nostro sistema nervoso imparano a interpretare il mondo. Ogni sorriso, ogni abbraccio, ogni voce che si alza, ogni sguardo, ogni momento di conforto o di paura lascia un’impronta. Poco alla volta, tutte queste esperienze costruiscono una mappa invisibile che influenzerà il nostro modo di vivere, di amare e di proteggerci.
Se da bambino sei cresciuto in un ambiente imprevedibile, critico o emotivamente poco sicuro, il tuo sistema nervoso ha imparato a rimanere costantemente in allerta. Quella che oggi chiamiamo ansia è spesso una strategia di sopravvivenza. Non è un difetto del tuo carattere, ma l’adattamento di un bambino che ha fatto tutto il possibile per sentirsi al sicuro.
Quando il bambino smette di sentirsi al sicuro
Un bambino dipende completamente dagli adulti che si prendono cura di lui. Quando cresce in un ambiente fatto di conflitti, critiche, trascuratezza, abusi, instabilità o dipendenze, il suo sistema nervoso impara a dare priorità alla protezione invece che alla fiducia.
Ma non è necessario aver vissuto un trauma evidente. Molte persone sono cresciute in una famiglia affettuosa, con genitori che hanno fatto del loro meglio, senza però sentirsi davvero viste, comprese o confortate. Anche questa mancanza di sicurezza emotiva può lasciare un segno profondo. Il trauma non nasce solo da ciò che ci è accaduto, nasce anche da tutto ciò di cui avevamo bisogno e che non abbiamo mai ricevuto.
Il bambino pensa che il problema sia lui
Una delle realtà più profonde della psicologia è che un bambino raramente pensa: "I miei genitori non erano in grado di soddisfare i miei bisogni." Molto più spesso conclude: "Sono io il problema."
Per un bambino è meno spaventoso credere di non essere "abbastanza" che immaginare che gli adulti da cui dipende la sua sopravvivenza non possano proteggerlo. È così che nascono convinzioni profonde: "Non sono abbastanza. Non merito di essere amato. Sono di troppo.
Devo guadagnarmi l’amore." Senza rendercene conto, portiamo queste convinzioni con noi nell’età adulta. Influenzano le nostre relazioni, le nostre scelte e persino il modo in cui parliamo a noi stessi.
Quando sopravvivere diventa un modo di vivere
Quando il sistema nervoso non ha mai davvero imparato cosa significhi sentirsi al sicuro, continua a cercare di proteggersi. Questo può manifestarsi con ansia, ipervigilanza, perfezionismo, difficoltà a fidarsi degli altri, bisogno di controllare tutto o con la tendenza a cercare sempre di accontentare tutti.
L’aspetto più sorprendente è che le strategie che un tempo ci hanno aiutato a sopravvivere finiscono spesso per impedirci di vivere pienamente. Il bambino che ha imparato a compiacere gli altri può diventare un adulto incapace di dire di no. Chi ha imparato a rendersi invisibile può avere paura di essere davvero visto. Chi ha dovuto controllare tutto per sentirsi al sicuro può fare fatica a fidarsi, a lasciarsi andare o a sentirsi tranquillo di fronte all’incertezza.
Altri cercano sollievo nel cibo, nell’alcol, nel lavoro, nello shopping compulsivo, nella pornografia o in qualsiasi altra distrazione. Non perché manchi loro la forza di volontà, ma perché questi comportamenti offrono, anche solo per poco, un senso di conforto a un sistema nervoso costantemente sotto pressione.
Anche il corpo parla, tensioni muscolari, disturbi digestivi, stanchezza cronica, emicranie o problemi del sonno possono essere il segnale di un organismo rimasto troppo a lungo in modalità sopravvivenza.
La guarigione comincia quando il corpo torna a sentirsi al sicuro
Comprendere il proprio passato è un passo importante, ma spesso non basta. Il sistema nervoso ha bisogno di vivere una nuova esperienza, quella della sicurezza. È qui che approcci come la Terapia delle Regressioni, il lavoro con il Bambino Interiore, il Coaching Trasformazionale e la regolazione del sistema nervoso possono diventare strumenti di profondo cambiamento. Aiutano il corpo a comprendere, poco alla volta, che il pericolo appartiene al passato. Così, i vecchi meccanismi di difesa iniziano lentamente ad allentarsi. La vita richiede meno energia per sopravvivere e lascia finalmente più spazio per vivere davvero.
Guarire non significa diventare qualcun altro, significa ritrovare la persona che siamo sempre stati, prima che la paura ci costringesse a proteggerci. Se queste parole risuonano dentro di te, sappi che è possibile insegnare al tuo sistema nervoso un nuovo modo di stare al mondo, un modo in cui la sicurezza, la fiducia e la pace interiore sostituiscono, poco alla volta, la paura e la modalità sopravvivenza.
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Terapia Regressiva
Lavoro del Bambino Interiore
Coaching Trasformazionale
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