top of page

Diventare Fungo

2 ago
Tempo di lettura: 4 min

Aggiornamento: 19 ago

Di Jacqueline I. Topakian, GENEVA HOLISTIC


Jacqueline Topakian Geneva Holistic

Per la maggior parte del tempo viviamo la giornata quasi in pilota automatico. Seguiamo, senza accorgercene, delle regole che non abbiamo mai scelto davvero, cosa conta, cosa non conta, cosa notiamo e cosa lasciamo scivolare via senza pensarci. Jung la chiamava inconscio collettivo, quella parte di noi, comune a tutti, che spiega perché persone che non si sono mai incontrate a volte fanno gli stessi sogni, o perché culture che non hanno mai avuto contatti inventano le stesse storie. È comodo, questo pilota automatico. Ma è proprio per colpa sua che lo straordinario può trovarsi lì, sotto i nostri occhi, tutto il giorno, senza che lo vediamo mai.


Ogni tanto, però, qualcosa ci fa uscire da lì. Il pilota automatico si inceppa, solo per un attimo, e quello che c’è sotto riesce finalmente a mostrarsi. Questa è una storia vera, una di quei momenti, una tra le tante che potrei raccontare, ma bellissima.


L’ho vissuta molti anni fa, durante una passeggiata autunnale in un bosco che conoscevo bene. Ogni anno, nella stagione giusta, vi tornavo in cerca di porcini, i miei funghi preferiti per un buon risotto, e con gli anni ero arrivata a conoscere i suoi sentieri segreti e i suoi angoli nascosti quasi quanto conoscevo me stessa. Camminare sotto quegli alberi con il mio cesto era diventata una delle semplici gioie della stagione. C’è qualcosa di singolare nel trovare il proprio cibo nella natura, qualcosa che ci collega a un tempo in cui l’essere umano viveva ancora in relazione diretta con la Terra, perché raccogliere, quando ci si presta davvero attenzione, non è semplicemente un atto di raccolta, ma una conversazione armoniosa con il mondo naturale.


Quel giorno, però, la conversazione sembrava essersi completamente interrotta.


Ho percorso ogni angolo nascosto che conoscevo, cercando per quasi due ore sotto gli alberi, tra il muschio, e intorno ai rami caduti dove i funghi erano sempre apparsi negli anni passati, eppure non ho trovato nulla. Il mio cesto rimaneva vuoto mentre la mia pazienza si trasformava prima in frustrazione e poi, ben presto, in quella forma di moderata indignazione che solo un cercatore di funghi determinato può davvero comprendere. "Dove sono", continuavo a chiedermi, "si saranno forse nascosti apposta per mettermi alla prova?" Ero entrata nel bosco portando con me un’aspettativa, e senza accorgermene, quell’aspettativa aveva lentamente costruito un muro tra il bosco e me, tanto che più cercavo con insistenza, più mi sentivo disconnessa.


Alla fine ho rinunciato alla ricerca, e mi sono seduta su un vecchio tronco caduto. Ho chiuso gli occhi, e ho provato a immergermi in uno stato meditativo, sperando semplicemente di lasciar andare la mia frustrazione e riconnettermi con l’energia del bosco. Eppure, sotto quella meditazione, un piccolo desiderio continuava a farsi sentire, e mi rendeva inquieta, perché in verità volevo ancora trovare quei funghi, e nessun respiro profondo sarebbe riuscito a distrarmene.


Ciò nonostante, sono riuscita, poco a poco, a placare la mia mente, e dopo circa dieci minuti di vera quiete, ho sentito una voce, anche se non era esattamente una voce nel senso ordinario del termine, quanto piuttosto un messaggio netto e assolutamente incrollabile, un sapere interiore che apparve semplicemente, già pienamente formato, nella mia coscienza, e che diceva: "Se vuoi i funghi, devi diventare un fungo."


Rimasi sbigottita. "Diventare un fungo", pensai, "ma dici sul serio?" In quel momento non aveva assolutamente alcun senso logico, eppure il messaggio tornò, questa volta più preciso, del tutto indifferente al mio scetticismo, dicendomi di diventare uno di loro, di raggiungerli al loro livello, di posare fisicamente il mio corpo sulla Terra, di sentire il suolo, di connettermi al micelio sottostante.


La mia mente analitica, quella parte di me che si crede l’adulta responsabile nella stanza, produsse immediatamente un lungo elenco di obiezioni: mi sarei sporcata di fango, c’era quasi certamente una zecca da qualche parte, e c’era una possibilità molto concreta che un passante svoltasse l’angolo per trovarmi distesa a faccia in giù nel bosco. Qualcosa dentro di me capiva comunque esattamente cosa dovevo fare, mentre il mio ego se ne stava in disparte, braccia incrociate, del tutto scettico.


In qualche modo sono riuscita a zittire quel chiacchiericcio mentale, zecche e reputazione comprese, e ho lasciato che tutto il mio corpo si distendesse sul suolo del bosco, palmi aperti contro la terra umida, mento vicino al terreno, abbandonando la posizione dell’osservatrice per entrare pienamente, e un po’ ridicolmente, in quella della partecipante, e mentre lo facevo, mi dissi sottovoce, con tutta la sincerità che una persona distesa a faccia in giù nella terra può riunire: "Sto diventando un fungo!" Sotto quella resa, devo ammettere che ho sentito un pizzico di leggerezza, come se una parte di me trovasse tutta la faccenda deliziosamente divertente.


Immediatamente, qualcosa cambiò.


Non riesco a descriverlo pienamente, perché non fu affatto un’esperienza ordinaria. Il confine tra me stessa e ciò che mi circondava si ammorbidì e poi semplicemente svanì, e mi sentii connessa a qualcosa di profondamente vivo, come se fossi stata collegata direttamente all’universo nascosto sotto la superficie, a quel mondo di radici e micelio che era sempre stato lì, appena oltre la mia coscienza ordinaria. Non c’era più alcun ego in quell’istante, nessuna preoccupazione di alcun tipo, solo quiete, e quello che sembrava un legame profondo, quasi telepatico, con la vasta rete sotterranea del bosco, uno straordinario senso di essere accolta e accettata esattamente per come ero. Non ho idea di quanto tempo sia rimasta così, cinque minuti o quindici, perché il tempo stesso sembrava essersi silenziosamente dissolto.


Quando finalmente riaprii gli occhi, ancora distesa a terra, senza muovere la testa, iniziai lentamente a percepire lo spazio intorno a me, consapevole di essere, in un certo senso, tornata in questa dimensione, e discretamente sollevata che nessun escursionista fosse, in effetti, passato di lì.


Ed eccoli lì.


Sei magnifici porcini si ergevano a circa 30 cm sopra la mia testa, disposti in un semicerchio. Pochi istanti prima, quel punto esatto era ancora vuoto; probabilmente la foresta mi stava aspettando, per farmi vivere quel momento. Sdraiata lì, ancora un po’ infangata, ho capito qualcosa di importante quanto i funghi stessi, che abbandonarsi a quello stato vibrazionale di leggerezza e stupore è qualcosa che dobbiamo imparare a scegliere, consapevolmente, ancora e ancora, soprattutto nei momenti in cui la vita sembra un pò complicata.



GENEVA HOLISTIC

Regressione alle Vite Passate

Quantum Healing Hypnosis Technique (QHHT)

Coaching & Emergenza Spirituale

Liberazione da Entità Spirituali & Recupero dell'Anima

Riequilibrio Energetico

 
 

CONTACT

GENEVA HOLISTIC

Octagon 

Chemin du Pavillon 2,
​1218 Le Grand Saconnex,
​Ginevra, Svizzera

  • Facebook
  • Instagram

Grazie per l'invio!

2013 Jacqueline Topakian Geneva Holistic© All Rights Reserved

bottom of page